
Per molti anni la società per cui lavoravo mi aveva inculcato l'idea che il
Duro Lavoro fosse un ingrediente fondamentale per avere successo. Questo significava, di fatto, dedicare gran parte della propria esistenza al lavoro, sforzarsi di fare ciò che assolutamente non piaceva fare, sacrificarsi in nome del dio denaro.
Ad oggi posso dire che questi concetti, oltre che datati, sono in piena antitesi con ciò che davvero vorrei per me e per le persone a me care.
Per due motivi in particolare:
1- Cambiando modo di lavorare, ovvero seguendo i consigli di chi ritengo più illuminato su questi argomenti (vedi i già citati Roy Martina o Joshua Freedman, ma non solo), mi sono accorto che gli approcci "intelligenti" ed "emozionali" sono assolutamente più produttivi del cosiddetto "Duro Lavoro". L'ho sperimentato prima su di me e poi sulle persone che mi circondano, sebbene uscire dalla "ipnosi mantrica" subìta in tanti anni non sia stato subito semplice. All'inizio subentra infatti una sorta di "senso di colpa" per il fatto che non stai lavorando sino alle 23 oppure non stai sacrificando i tuoi week-end per smaltire i vari arretrati di cose inutili da fare. Il fare le cose diversamente, infatti, ha sortito l'immediato effetto benefico di avere molto più tempo, con risultati maggiori, ma inizialmente l'istinto mi portava a voler occupare anche quel nuovo tempo.
Come diceva saggiamente Illich, molte persone sanno stabilire la prima asticella che identifica i bisogni reali, pochi riescono però a posizionare la seconda asticella, quella che ci dovrebbe avvertire che tutto il di più che stiamo producendo è in realtà superfluo ed inutile.
2- Ho conosciuto parecchi professionisti ed imprenditori "di successo", che avevano però sacrificato tutto il resto per raggiungere quel successo. Erano persone in gran misura tristi, stressate, alienate. Avevano rovinato la propria famiglia, perdendo i momenti più belli della crescita dei loro figli o compromettendo il rapporto con il partner. Erano ormai schiavi della propria azienda o attività, convinti che quella fosse l'unica modalità per raggiungere il tanto osannato "successo".
Questo è un prezzo troppo alto da pagare per quanto mi riguarda. Preferisco non avere il milione di euro in banca ma salvaguardare il mio benessere e quello di chi mi circonda. Preferisco non avere la Lamborghini ma poter guardare negli occhi i miei collaboratori senza provare vergogna nel sapere che li sto spremendo come un limone (anzi, la frase originale usata nei miei confronti fu "mucca da mungere"!). Preferisco rimanere il più possibile allineato ai valori in cui credo, senza usarli strumentalmente per avere un'immagine pubblica da salvaguardare.
Ovviamente la mia scelta non è la migliore.
Per chi ragiona solo in termini di fatturato e marginalità tutto il resto passa in secondo piano, e l'adrenalina che dà un budget raggiunto o una statistica che sale vertiginosamente spesso ha l'effetto di una droga pesante che anestetizza tutti gli effetti collaterali.
Lo so perché l'ho provato. E so anche che mentre ci sei dentro fai fatica a vederlo. Anzi, ti sembrano ridicoli e sfigati quelli che cercano di fartelo notare.
Il potere di scelta va sempre salvaguardato, ma non sempre le persone sono in grado di scegliere davvero. Perché ci sono individui molto abili nell'usare tecniche persuasive per fini personali, spacciandole per "motivazione", "coinvolgimento", "scopi di valore".
La differenza a volte è così sottile che è difficile distinguere chi davvero vuole il nostro bene da chi ci sta semplicemente sfruttando. L'unico modo per comprenderlo è fermarci un attimo a riflettere su come stiamo. Ripercorrere gli ultimi tre anni della nostra vita e paragonarla alla vita che realmente vorremmo vivere. Certo, non parlo di un utopistico mondo incantato senza problemi o difficoltà. Ma è sufficiente chiederci quanto tempo stiamo dedicando a noi stessi e alle persone a noi care. Se la percentuale è inferiore ad un 30% quello è il segnale che qualcuno si sta portando via la nostra vita. Questo "qualcuno" può essere il nostro capo, i nostri collaboratori, i nostri clienti, i nostri fornitori... o un mix di questi fattori!
Quindi, se non vuoi che il "Duro Lavoro" si trasformi presto in "Dura Esistenza" spezza la catena e riappropriati del tuo Equilibrio Vitale, in cui ogni cosa deve avere il proprio spazio, tu in primis.
All'inizio forse non sarà facile, ma ti garantisco che dopo circa sei mesi vedrai con maggiore lucidità il labirinto in cui ti avevano fatto entrare e ringrazierai il Cielo di esserne uscito.