Il miglior direttore marketing

In questo mio blog non ho mai vantato le fantastiche virtù dei miei collaboratori, ma oggi c'è una persona di cui voglio parlarvi, ovvero del nostro responsabile marketing Paolo Sartori.
Ve ne parlo perché rappresenta un bell'esempio di ciò che io auguro alle aziende di trovare quando sono in selezione: un talento allo stato puro.
Paolo era già dentro un bel pacco regalo, con una lunga serie di competenze professionali che mi elencò durante il primo incontro in un pub di Casalecchio di Reno. Non le ascoltai, poiché mi annoiano le competenze del passato. Sono molto più incuriosito dalle competenze che una persona pensa di poter avere nel futuro. Quindi decisi di metterlo di fronte ad una sfida: se sei così bravo creami un'idea marketing per All Winners entro un paio di giorni. Decisi che avrebbe fatto parte della squadra nel momento stesso in cui mi rispose: "Due giorni? bene, di solito mi danno meno tempo".
Paolo lo lasci la sera alle undici con un progetto non male, lo risenti la mattina dopo alle dieci con un'idea fantastica. Gli dai l'ok. A mezzogiorno ha stravolto tutto con la genialità che non ti aspetti.
E pensi che è bello trovare persone così, non riconducibili a nessun stereotipo di collaboratore modello.
Quindi quando selezioni, oltre al colloquio tecnico, oltre ai test psicometrici, oltre al curriculum chilometrico, prendi in considerazione anche l'imponderabile, la genialità selvaggia, la follia ironica e visionaria.
Lui ti farà fare il salto di qualità.

Winner Group su Capital


Oggi ho ricevuto un sms da parte di Sabrina Mossenta, responsabile del Social Network Viadeo (www.viadeo.it). Mi diceva che Capital aveva dedicato la copertina e il servizio principale al fenomeno del Networking, e tra le varie iniziative nate ultimamente avevano citato anche il nostro Winner Group.
L'articolo riporta dati non proprio corretti (non è vero che abbiamo fatto sviluppare affari per 150 milioni di euro e non capisco da dove abbiano preso questa cifra), ma mi ha davvero fatto piacere che una rivista tanto prestigiosa si sia spontaneamente interessata a noi (spesso queste "citazioni casuali" sono in realtà a pagamento).
Beh, ecco l'articolo.

Il duro lavoro è l'antitesi di una vita equilibrata


Per molti anni la società per cui lavoravo mi aveva inculcato l'idea che il Duro Lavoro fosse un ingrediente fondamentale per avere successo. Questo significava, di fatto, dedicare gran parte della propria esistenza al lavoro, sforzarsi di fare ciò che assolutamente non piaceva fare, sacrificarsi in nome del dio denaro.
Ad oggi posso dire che questi concetti, oltre che datati, sono in piena antitesi con ciò che davvero vorrei per me e per le persone a me care.

Per due motivi in particolare:
1- Cambiando modo di lavorare, ovvero seguendo i consigli di chi ritengo più illuminato su questi argomenti (vedi i già citati Roy Martina o Joshua Freedman, ma non solo), mi sono accorto che gli approcci "intelligenti" ed "emozionali" sono assolutamente più produttivi del cosiddetto "Duro Lavoro". L'ho sperimentato prima su di me e poi sulle persone che mi circondano, sebbene uscire dalla "ipnosi mantrica" subìta in tanti anni non sia stato subito semplice. All'inizio subentra infatti una sorta di "senso di colpa" per il fatto che non stai lavorando sino alle 23 oppure non stai sacrificando i tuoi week-end per smaltire i vari arretrati di cose inutili da fare. Il fare le cose diversamente, infatti, ha sortito l'immediato effetto benefico di avere molto più tempo, con risultati maggiori, ma inizialmente l'istinto mi portava a voler occupare anche quel nuovo tempo.
Come diceva saggiamente Illich, molte persone sanno stabilire la prima asticella che identifica i bisogni reali, pochi riescono però a posizionare la seconda asticella, quella che ci dovrebbe avvertire che tutto il di più che stiamo producendo è in realtà superfluo ed inutile.

2- Ho conosciuto parecchi professionisti ed imprenditori "di successo", che avevano però sacrificato tutto il resto per raggiungere quel successo. Erano persone in gran misura tristi, stressate, alienate. Avevano rovinato la propria famiglia, perdendo i momenti più belli della crescita dei loro figli o compromettendo il rapporto con il partner. Erano ormai schiavi della propria azienda o attività, convinti che quella fosse l'unica modalità per raggiungere il tanto osannato "successo".

Questo è un prezzo troppo alto da pagare per quanto mi riguarda. Preferisco non avere il milione di euro in banca ma salvaguardare il mio benessere e quello di chi mi circonda. Preferisco non avere la Lamborghini ma poter guardare negli occhi i miei collaboratori senza provare vergogna nel sapere che li sto spremendo come un limone (anzi, la frase originale usata nei miei confronti fu "mucca da mungere"!). Preferisco rimanere il più possibile allineato ai valori in cui credo, senza usarli strumentalmente per avere un'immagine pubblica da salvaguardare.
Ovviamente la mia scelta non è la migliore.

Per chi ragiona solo in termini di fatturato e marginalità tutto il resto passa in secondo piano, e l'adrenalina che dà un budget raggiunto o una statistica che sale vertiginosamente spesso ha l'effetto di una droga pesante che anestetizza tutti gli effetti collaterali.
Lo so perché l'ho provato. E so anche che mentre ci sei dentro fai fatica a vederlo. Anzi, ti sembrano ridicoli e sfigati quelli che cercano di fartelo notare.
Il potere di scelta va sempre salvaguardato, ma non sempre le persone sono in grado di scegliere davvero. Perché ci sono individui molto abili nell'usare tecniche persuasive per fini personali, spacciandole per "motivazione", "coinvolgimento", "scopi di valore".
La differenza a volte è così sottile che è difficile distinguere chi davvero vuole il nostro bene da chi ci sta semplicemente sfruttando. L'unico modo per comprenderlo è fermarci un attimo a riflettere su come stiamo. Ripercorrere gli ultimi tre anni della nostra vita e paragonarla alla vita che realmente vorremmo vivere. Certo, non parlo di un utopistico mondo incantato senza problemi o difficoltà. Ma è sufficiente chiederci quanto tempo stiamo dedicando a noi stessi e alle persone a noi care. Se la percentuale è inferiore ad un 30% quello è il segnale che qualcuno si sta portando via la nostra vita. Questo "qualcuno" può essere il nostro capo, i nostri collaboratori, i nostri clienti, i nostri fornitori... o un mix di questi fattori!

Quindi, se non vuoi che il "Duro Lavoro" si trasformi presto in "Dura Esistenza" spezza la catena e riappropriati del tuo Equilibrio Vitale, in cui ogni cosa deve avere il proprio spazio, tu in primis.
All'inizio forse non sarà facile, ma ti garantisco che dopo circa sei mesi vedrai con maggiore lucidità il labirinto in cui ti avevano fatto entrare e ringrazierai il Cielo di esserne uscito.


Alla ricerca di colleghi più bravi di noi


Da circa tre mesi sto partecipando ad un numero incredibile di convegni, meeting, workshop. Lo faccio per due motivi:
1 - trovare partner professionali più bravi di me in qualche ambito particolare della consulenza aziendale, al fine di dare ai miei clienti servizi sempre eccellenti
2- confrontarmi con altre realtà per capire se l'impostazione che sto dando ad All Winners è corretta.

Ebbene, in questi mesi ho visto cose che voi umani...
il mio Ego stava crescendo in maniera imbarazzante poiché mi capitava di assistere solo ad incontri di qualità pessima, con pseudo professionisti che per ore non facevano che ripetere "Gli imprenditori devono cambiare" oppure "Gli imprenditori devono motivare le persone" senza dare uno straccio di consiglio pratico.
In un paio di occasioni ho osato fare delle domande per capire se non lo dicevano perché non volevano svelare i segreti professionali o perché davvero non ne avevano la più pallida idea.
Un consulente/relatore di un'azienda piuttosto importante, alla mia richiesta specifica sui sistemi avanzati di incentivazione aziendale mi ha risposto: "Eeeehhh, si tratta di un campo minato, in cui qualunque cosa si faccia si rischia di sbagliare... Lei cosa propone?".
Ma come? Io vengo ad ascoltare te, che sei il relatore e dovresti essere quello che dà i consigli e invece chiedi a me la risposta?
Tornavo in ufficio in uno stato ibrido di delusione (per aver buttato via una giornata) e di orgoglio (per aver scoperto che gli "esperti" in realtà erano anni luce indietro rispetto a noi).

Poi ieri sono stato ospite al convegno annuale di Six Seconds. Si tratta del network internazionale che ci ha permesso di avere Freedman al Winner Group.
E, per la prima volta, ho assistito ad un convegno di grande qualità. Ho preso una marea di appunti, in particolare sulle nuove tecniche di coaching e sulle svariate forme di approccio alla nostra intelligenza emotiva.
Finalmente ho avuto voglia di proporre ai miei clienti i servizi di una società "concorrente".
E lo farò, perché è giusto che chi è più abile in qualcosa possa aiutare altre persone a crescere.
In particolare appoggeremo un'iniziativa bellissima, ovvero un libretto dedicato ai genitori per l'educazione "emotiva" dei propri figli.
Quindi, cari amici di Six Seconds, noi di All Winners ci saremo. E secondo me un giorno faremo anche qualcosa di bello assieme...



Joshua Freedman: un grande Maestro

Questa mattina al Winner Group abbiamo avuto un ospite davvero eccezionale: Joshua Freedman.
Oltre allo spessore dei concetti, ciò che mi ha davvero colpito è stata l'assoluta congruenza tra ciò che ci ha spiegato e ciò che lui è.
Di una disponibilità disarmante, con un sorriso che riempiva il cuore, attento ad ogni esigenza o richiesta altrui.
Un esempio per tutti noi, spesso troppo concentrati sui nostri bisogni, sui nostri desideri, sulle nostre vite.
Questo aspetto lo reputo più importante dei concetti meravigliosamente esposti da Joshua, semplicemente perché "chi" dice le cose ha per me ha oggi un valore maggiore del "cosa" mi dice.

C'è poi un'altra persona speciale che ho conosciuto oggi, ovvero Massimiliano Ghini della Six Seconds Italia. Ha duettato con Freedman con interventi di altissimo livello, con esempi semplici e brillanti, dando prova di essere un grande formatore, oltre che valido esperto di Intelligenza Emotiva.
Questi sono i compagni di viaggio con cui voglio portare avanti il progetto Winner Group. E mi auguro che presto possano unirsi gli amici della Roy Martina Experience, per formare un gruppo di persone sane, che guardano alla crescita dell'essere umano e non soltanto del professionista o dell'imprenditore. Chi è ancora solo concentrato sul fare business dimostra di non essersi evoluto e di avere priorità diverse dalle nostre.
Noi vogliamo diventare quelli della certificazione ROEV (per chi non c'era oggi presto vi spiegherò cos'è).
E diventeremo quelli del "Basso consumo di Energia Vitale".
Oggi eravamo in 143.
Domani saremo molti di più e ancora più sicuri di poter cambiare la nostra piccola fetta di mondo...

Energia Vitale, Networking e futuro

Lunedì, come apertura a Joshua Freedman, terrò un piccolo intervento su come, in futuro, l'Energia Vitale rappresenterà un elemento fondamentale nei rapporti lavorativi.
Inoltre farò vedere che relazione c'è tra le azioni di networking e la salvaguardia di questo prezioso elemento.
Martedì, dopo l'intervento, pubblicherò queste mie riflessioni futuristiche. Ed una nuova formula finanziaria ;)