Invito Winner Group


Il nostro responsabile marketing, Paolo Sartori, ha creato per il prossimo Winner Group un invito molto significativo, che allego.
In effetti la scelta oggi è fondamentale. E chi deciderà di aspettare faticherà a rimanere competitivo sul mercato.

Ricordo che per poter partecipare è necessario prenotarsi entro il 27 Settembre scrivendo a info@winnergroup.it.

Paolo Barnard al Winner Group


La nuova stagione Winner Group aprirà il 6 Ottobre con un ospite davvero eccezionale, che da mesi stavo "corteggiando" affinché venisse a tenere un suo intervento.
Si tratta del famoso giornalista investigativo (nonché co-fondatore di Report) Paolo Barnard, che tratterà un argomento estremamente delicato e poco conosciuto, ovvero come i poteri forti dell'economia hanno creato dissesti così grandi da averci portato alla crisi mondiale che tutt'ora viviamo sulla nostra pelle.
Ho fortemente voluto la partecipazione di Barnard perché unisce una meticolosissima ricerca di fonti certe ad una assoluta libertà di espressione, che non a caso gli è costata una plateale emarginazione dai mass media istituzionali.
Da poco ha smesso di scrivere anche sul suo sito personale, poiché ritiene (e non posso dargli torto) che i veri cambiamenti non possano realizzarsi sui siti di protesta, ma tramite azioni concrete fatte nella vita reale.
Consiglio di cercare su youtube alcuni dei suoi video più significativi (come ad esempio quello in cui parla del Trattato di Lisbona) per avere un'idea un po' più chiara della potenza investigativa di questo coraggioso giornalista, che di sicuro saprà stupirci al prossimo Winner Group!

Il rapporto col denaro

C'è un passo del Vangelo che mi piace particolarmente, perché destabilizza molte idee legate al concetto di "denaro".

E' molto diffuso, infatti, il pensiero che la ricchezza di per sé sia "male" o "peccato", mentre in questa parabola Cristo sembra lodare le gesta di un amministratore particolarmente scaltro.

Ribadisce che la ricchezza "puzza d'ingiustizia" ma allo stesso tempo sembra lodare chi la sa utilizzare poi a fin di bene.

Ho letto molte interpretazioni di questa parabola, ma credo che sia più giusto lasciare a ciascuno le proprie riflessioni personali.

La parabola dell'amministratore astuto

C'era una volta un uomo molto ricco che aveva un amministratore. Un giorno alcuni andarono dal padrone e accusarono l'amministratore di aver sperperato i suoi beni.

Il padrone chiamò l'amministratore e gli disse: "E' vero quel che sento di te? Presentami i conti della tua amministrazione, perché da questo momento tu sei licenziato".

Allora l'amministratore pensò: "Che cosa farò ora che il mio padrone mi ha licenziato? Di lavorare la terra non me la sento e di chiedere l'elemosina mi vergogno.

Ma io so che cosa farò! Farò in modo che ci sia sempre qualcuno che mi accoglie a casa sua, anche se mi viene tolta l'amministrazione.

Poi, a uno a uno, chiamò tutti quelli che avevano debiti con il suo padrone. Disse al primo: - Tu, quanto devi al mio padrone?

Quello rispose: - Gli devo cento barili d'olio. Ma l'amministratore gli disse: - Prendi il tuo foglio, mettiti qui e scrivi cinquanta.

Poi disse al secondo debitore: - E tu, quanto devi al mio padrone? Quello rispose: - Io gli devo cento sacchi di grano. Ma l'amministratore gli disse: - Prendi il tuo foglio e scrivi ottanta.

Ebbene, sappiate che il padrone ammirò l'amministratore disonesto, perché aveva agito con molta furbizia.

Così, gli uomini di questo mondo, nei loro rapporti con gli altri, sono più astuti dei figli della luce.

Io vi dico: ogni ricchezza puzza d'ingiustizia: voi usatela per farvi degli amici; così, quando non avrete più ricchezze, i vostri amici vi accoglieranno presso Dio.

Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche nelle cose importanti. Al contrario, chi è disonesto nelle cose di piccolo conto è disonesto anche nelle cose importanti.

Perciò, se voi non siete stati fedeli nel modo di usare le ricchezze di questo mondo, chi vi affiderà le vere ricchezze?

E se non siete stati fedeli nell'amministrare i beni degli altri, chi vi darà il bene che vi spetta?

Nessun servitore può servire due padroni: perché, o odierà l'uno e amerà l'altro; oppure preferirà il primo e disprezzerà il secondo. Non potete servire Dio e “Mammona”.

(Lc XVI:1-13)

Cena Winner Group


Ieri si è svolta al Golf Club Le Fonti la cena di "riapertura" del Winner Group.
Abbiamo festeggiato, di fatto, un anno dalla sua inaugurazione, avvenuta a fine settembre dello scorso anno dopo due incontri estivi "preparatori".

Quello che mi piace di questo gruppo è il clima che si respira, di grande condivisione e di allegria, caratteristiche rare oggi come oggi, visto che solitamente regnano i particolarismi, le gelosie, le fazioni.

Abbiamo approfittato per parlare delle tante novità che ci saranno in questa nuova stagione, soprattutto negli incontri mensili, che avranno ben 9 formule diverse per rendere ogni Winner Group diverso dal precedente.

Grazie a tutti i soci per essere venuti (e per aver giocato con grande agonismo al "Chi vuol essere Winneriano"!). Ci si rivede il 6 Ottobre!

Come ci addomesticano

Vi racconterò un fatto, semplice e realmente accaduto, per spiegarvi i meccanismi con cui ci stanno addomesticando tutti, un po' come il Piccolo Principe addomesticò la Volpe.
Il fatto è questo: da mesi in molte piccole stazioni ferroviarie della tratta Ancona-Bologna non funzionano più le biglietterie automatiche (e ovviamente mancano quelle con personale in carne ed ossa). Ciò significa che chi arriva alla stazione senza biglietto, pur di non perdere il treno, è costretto a salire comunque.
La prima volta che è accaduto a me sono andato subito dal controllore per spiegargli che era impossibile fare il biglietto e la sua risposta è stata che dovevo andare nel centro del paese, presso una tabaccheria autorizzata, a procurarmi il biglietto. Ho obiettato che in questo modo avrei perso il treno, e lui mi ha detto che questo era un "problema mio", lui comunque doveva farmi la multa, e così ha fatto.
Ho tentato di fargli notare che tutto ciò era provocato da un loro disservizio, ovvero la biglietteria automatica perennemente non funzionante e lui ha placidamente risposto che alle Ferrovie dello Stato costerebbe troppo aggiustarle...
Come potrete immaginare ne seguì una discussione piuttosto accesa a cui si unirono altri pendolari che protestavano contro le multe prese ingiustamente, tanto che il controllore, in evidente difficoltà, telefonò ad un superiore per farsi dire come gestire la rivolta.

Da quel giorno sono passati parecchi mesi, e le biglietterie automatiche sono ancora rotte. Anche le obliteratrici sono spesso fuori servizio e qualcuno prende la multa anche per questo. Io stesso, quando finisco la mia scorta di biglietti e non ho tempo per andare al centro del paese prima di prendere il treno, salgo ormai rassegnato e consapevole di pagare quel viaggio il triplo del costo reale. E non solo io, ma ormai tutti i passeggeri ho notato che non protestano più. abbiamo accettato il fatto che un loro disservizio diventi un nostro reato, una nostra colpa.
Ci hanno addomesticati.

Questo meccanismo psicologico, ben spiegato appunto da Antoine de Saint-Exupéry, ha a che fare con le abitudini e di conseguenza con la lenta accettazione di qualsiasi cosa. E' un veleno che, iniettato in piccole dosi e ad intervalli regolari, rende le aberrazioni più grandi quasi normali, trasformando molto spesso il carnefice in vittima e viceversa.
Devo ammettere che mi sono molto preoccupato di me stesso quando ho pagato la multa in silenzio, senza obiettare. E soprattutto quando non ho più dato man forte a chi prendeva la multa per non aver potuto obliterare (era un ragazzo tedesco che capiva a fatica cosa stesse succedendo e si guardava intorno per capire se era lui l'anormale).
Ci siamo fatti addomesticare gentilmente, lasciando che nutrissero il nostro Ego per poter annientare indisturbati la nostra Consapevolezza.

"Che cosa bisogna fare?" domando' il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, cosi', nell'erba. Io ti guardero' con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' piu' vicino..."
Il piccolo principe ritorno' l'indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'. Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro' il prezzo della felicita'! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
(Il Piccolo Principe)



Nuovo numero di Migliorare

E' uscito in questi giorni il nuovo numero di "Migliorare", il magazine dedicato ai professionisti e ai titolari di PMI che vogliono crescere, grazie ai consigli di chi sta già ottenendo grandi risultati nelle proprie aziende.
Questo numero è dedicato alle emozioni, con l'intervista a Joshua Freedman (nostro ospite nel Winner Group di Maggio) e una serie di articoli che affrontano l'argomento da punti vista molto diversi.
Abbiamo infatti cercato di sviscerare cosa significa lavorare sulla parte emozionale all'interno dell'azienda, distinguendo anche ciò che porta miglioramenti concreti da ciò che crea solo "fuochi di paglia".
Ho trovato particolarmente interessanti alcuni articoli:
- "L'anima del pay off" di Paolo Sartori, che ci indica la strada per la creazione di un pay off davvero efficace.
- "Mi spezzo ma non mi piego" di Camilla Targher, che illustra l'innovativo metodo dell'orario flessibile per i collaboratori delle PMI.
- "L'emozione non ha voce" di Margherita Tarallo, incentrato sull'uso delle emozioni nella vendita.
- "Tutto bene?" di Marco Monti, che in veste ironica analizza l'approccio di alcuni utenti ai vari social network.
- "Emozioni e performance" di Elisa Ghelfi, che si sofferma sull'uso dell'intelligenza emotiva nella gestione dei collaboratori.
- "Buongiorno, posso rovinarle la giornata?" di Barbara Cattani, che tratta dell'affascinante argomento del brand emozionale.

Io vi anticipo il mio editoriale, che affronta l'argomento con un pizzico di provocazione...

"Lo scopo non è quello di destabilizzare o confondere il lettore; non voglio che interpretiate il mio punto di vista come contraddittorio rispetto agli articoli che leggerete in questo numero, dedicato totalmente alle emozioni. Mi sembra, però, giusto approcciare l’argomento mostrandone le varie sfaccettature e non solo l’aspetto più piacevole.

Tutti noi siamo d’accordo sul fatto che vi siano emozioni positive, le quali denotano cioè un certo grado di vitalità nell’essere umano e che associamo, di solito, ai momenti più intensi della nostra vita: la nascita di un figlio, ad esempio, una grande gioia o il raggiungimento di obiettivi lavorativi importanti. Ma sappiamo altrettanto bene che un’emozione può essere negativa, come la sofferenza, la rabbia, la gelosia. Così come può verificarsi un’assenza di emozioni, spesso evidente nelle persone prive di stimoli. In tutti e tre i casi siamo portati a pensare che si tratti di stati d’animo dovuti a eventi esterni; ecco, questo è vero solo in parte.

Non ci sono dubbi che a nessuno faccia piacere ricevere una brutta notizia, ma è altrettanto innegabile che a parità di “brutta notizia” le reazioni potranno essere diverse, a seconda di come si elaborerà psicologicamente l’accaduto. Dunque il primo mito da sfatare è che le emozioni che proviamo siano direttamente legate a ciò che viviamo all’esterno.

L’altro aspetto importante, sempre legato alle emozioni, è che queste possono essere usate strumentalmente, per fini egoistici e non sempre positivi. I pubblicitari, così come i produttori di Hollywood, lo sanno bene. Un’emozione ti predispone ad un acquisto, cambia le tue idee rispetto ad un certo argomento, plasma e modella i valori di un gruppo. In questo caso sono funzionali sia le emozioni positive che quelle negative, l’importante è raggiungere l’obiettivo. Molti “guru” moderni usano le emozioni positive per darti la carica, per esaltare il tuo ego, per convincerti che tu sei il migliore di tutti. Ti “caricano la molla” per un breve lasso di tempo, fino a quando l’effetto svanisce e tu senti di aver bisogno di un’altra bella “ricaricata”.

Ciò non è negativo di per sé, anzi. In alcuni momenti è indispensabile ricevere motivazione dall’esterno, poiché ci aiuta a superare ansie e paure interiori. Il problema arriva quando queste pillole di “Vitamina Motivazionale” (giusto per citare la nostra rubrica) si trasformano in droga, ovvero quando senti che non ne puoi più fare a meno, diventandone schiavo. Ecco che ora il “guru” è diventato il tuo padrone. Ovviamente questo vale anche per il tuo cantante preferito, così come per un serial televisivo “di cui non puoi perdere nemmeno una puntata”. Schiavitù emotiva.

Da formatore (e, in alcuni casi “motivatore”) so quanto sia sottile questo confine e quanto sia grande la responsabilità di chi fa questo lavoro nell’evitare che ciò accada. Purtroppo la manipolazione emotiva è molto presente in settori quali il marketing, la consulenza aziendale, i media. Per non parlare della politica. E troppo poco riconosciuta da chi la subisce.

Come sempre la maniera migliore per difendersi è conoscere l’argomento, motivo per cui abbiamo pensato di dedicare questo numero di Migliorare alle emozioni. Lo faremo in maniera totalmente trasversale, ovvero lasciando spazio agli approcci più diversi e dando a voi la possibilità di valutare quale sia quello più corretto o appropriato. Probabilmente un solo numero non sarà sufficiente a comprendere appieno l’importanza dei meccanismi legati alle emozioni; siamo certi, però, che sarà un ottimo stimolo per ricerche e studi personali a cui dare inizio subito dopo la sua lettura."


- Migliorare si può trovare nelle edicole o ricevere in abbonamento postale.

www.miglioraremagazine.it


Identità e Ruolo


Alla domanda "chi sei?" molte persone non sanno cosa rispondere. Alcuni ti dicono solo il loro nome, altri aggiungono elementi sul loro "ruolo" nel mondo, tipo "sono un dirigente" o "sono il padre di 2 figli".
Quello di identificarsi totalmente nel proprio ruolo è una prassi piuttosto diffusa, soprattutto nelle persone con un Ego ingombrante. Il problema non consiste tanto nel fatto che una persona, per definirsi, debba raccontare "cosa fa" bensì nell'incapacità successiva di sapersi distaccare da quel ruolo che pensiamo ormai essere il nostro vero Io.
Poiché i ruoli sono spesso stereotipati, anche il comportamento segue quegli stereotipi.
Ad esempio per anni lo stereotipo dell'imprenditore era quello di una persona autoritaria, seriosa, piuttosto ansiosa ed irascibile. L'imprenditore per farsi rispettare creava le regole e ne imponeva il rispetto in maniera speso brusca. Era quello che minacciava il licenziamento dei fannulloni. Era quello che "se non ci fossi io...".
Nei passaggi generazionali in azienda ho assistito spesso a questo strano meccanismo: padre forte e autoritario, figlio più conciliante e diplomatico. Ma nel momento in cui il titolare diventava il figlio cominciava ad assumere gli stessi comportamenti del padre, adducendo questa metamorfosi alle maggiori "responsabilità".
In realtà il figlio comincia ad assomigliare sempre più al padre solo perché ha identificato se stesso con un ruolo (quello appreso, appunto, dal padre stesso).
La riprova di questo la si ha nell'incontrare queste persone fuori dall'ambito lavorativo. A volte sono molto diverse, o addirittura irriconoscibili. Anche in questo caso giustificheranno la differenza sostenendo che "fuori dall'azienda non hanno gli stessi problemi".
L'identificarci con il nostro ruolo ci porta a dover portare una maschera continuamente e questo crea spesso tensioni, frustrazioni, logorio emotivo. Non parliamo solo di ruoli lavorativi, ovviamente. Anche l'essere mariti, nonne, figli, amanti è un ruolo. Così come essere di destra, di sinistra, intellettuale, superficiale, spiritoso, triste.
Nella ripetizione automatica la maschera comincia a "fondersi" col nostro viso, fino a rendere indistinguibili le due cose. E capite bene come sia difficile, a questo punto, levarsi la maschera. La persona ti dirà che lui E' quello. Che lui E' fatto così. Da sempre, da quando è nato.
Eppure la nostra personalità (che infatti deriva da "persus", ovvero maschera) non ha niente a che fare con quello che noi siamo davvero.
Ed anche io adesso, nello scrivere in questo blog, rischio di portare avanti un ruolo. Per ricordarmi che non sono il personaggio che scrive questi pensieri dovrei ogni tanto pubblicare una ricetta di cucina, oppure mettere la mia foto di quando sono in casa in mutande e maglietta. Certo lo spettacolo non sarebbe piacevolissimo, ma aiuterebbe me (e non necessariamente voi) a non identificarmi nel mio ruolo.
Ok, tranquilli, metterò la ricetta di cucina e non la mia foto in mutande...

Sull'Ego

(Liberamente tratto da un racconto di E. Tolle)

Due monaci buddisti stanno camminando per raggiungere il loro monastero. Ad un tratto vedono una ragazza che, a causa del fango creato da un recente acquazzone, non riesce ad attraversare la strada. Uno dei due monaci le va incontro e, prendendola in braccio, la porta dall'altra parte della strada. Poi, in silenzio, riprende il cammino.
Dopo molte ore, arrivati al monastero, l'altro buddista lo prende per un braccio e gli dice, piuttosto turbato: "Sai, te lo devo proprio dire. Credo tu abbia sbagliato a prendere in braccio quella donna, lo sai che per noi buddisti questa è un'azione proibita!".
E l'altro monaco, senza scomporsi, gli risponde: "Sì, è vero, ma io l'ho posata a terra 5 ore fa, tu invece la stai ancora portando".

Vivi il tempo presente, tutto il resto è solo nutrimento per l'Ego.