Ieri al Winner Group c'è stata la premiazione dei 5 Collaboratori Winner 2012, ovvero di coloro che si sono maggiormente distinti in azienda per idee, proattività e contributo in generale.
Ciascuna loro testimonianza è stata preziosa, perché ci ha permesso di capire cosa attrae e motiva persone così speciali, dando utilissimi consigli agli oltre 60 imprenditori presenti in sala anche sugli errori fatali da non commettere.
Vorrei riassumere brevemente quali sono state le indicazioni più importanti fornite e soprattutto cosa ci hanno fatto capire in merito ai "colletti d'oro", che come abbiamo visto avranno presto un'evoluzione in "colletti verdi", ovvero con competenze legate all'ecologia e allo sviluppo sostenibile delle aziende:
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La modalità migliore per gestire i collaboratori
Uno degli argomenti su cui i titolari d'azienda si trovano più spesso a discutere è la modalità ideale con cui bisognerebbe relazionarsi con i propri collaboratori.
Le fazioni di solito sono tre:
a. Fazione del "Meglio li tratti più se ne approfittano". I sostenitori di questa teoria hanno di solito una lunga casistica di episodi in cui i collaboratori, dopo essere stati trattati "come figli" o dopo aver dato loro soldi, premi e benefit vari hanno clamorosamente tradito la loro fiducia (andandosene, rubando, diventando intrattabili o semplicemente lavorando poco e male). Da allora adottano con i collaboratori (che ora preferiscono chiamare "dipendenti", giusto per mantenere le distanze) un rapporto cortese ma distaccato e razionale, per far sì che il dipendente stia al proprio posto e che non confonda l'amicizia col rapporto si lavoro.
Le fazioni di solito sono tre:
a. Fazione del "Meglio li tratti più se ne approfittano". I sostenitori di questa teoria hanno di solito una lunga casistica di episodi in cui i collaboratori, dopo essere stati trattati "come figli" o dopo aver dato loro soldi, premi e benefit vari hanno clamorosamente tradito la loro fiducia (andandosene, rubando, diventando intrattabili o semplicemente lavorando poco e male). Da allora adottano con i collaboratori (che ora preferiscono chiamare "dipendenti", giusto per mantenere le distanze) un rapporto cortese ma distaccato e razionale, per far sì che il dipendente stia al proprio posto e che non confonda l'amicizia col rapporto si lavoro.
Sentire, ascoltare o comprendere?
"E' inutile che me lo ripeti, ho capito!".
Chi di noi non ha mai esclamato questa frase?
In effetti non sempre ci rendiamo conto della differenza che passa dal sentire, rispetto all'ascoltare o addirittura al comprendere quanto ci viene detto dal nostro interlocutore.
Potremmo sentire una canzone e non ascoltare veramente il testo (vi sarà capitato sicuramente di canticchiare per lungo tempo un brano senza soffermarsi veramente sulle parole).
Oppure non comprenderne il significato, poiché in lingua straniera, sebbene ricordi il testo a memoria.
Le stesse distorsioni di comprensione capita di averle soprattutto se:
- Tendiamo a presumere di sapere in anticipo cosa gli altri ci vogliono dire (sindrome del mago)
- Vogliamo imporre il nostro punto di vista (sindrome del dittatore)
- Pensiamo ad altro quando gli altri ci parlano (sindrome dell'artista)
- Riteniamo che quello che dicono gli altri sia di scarsa importanza (sindrome dell'egocentrico)
Chi di noi non ha mai esclamato questa frase?
In effetti non sempre ci rendiamo conto della differenza che passa dal sentire, rispetto all'ascoltare o addirittura al comprendere quanto ci viene detto dal nostro interlocutore.
Potremmo sentire una canzone e non ascoltare veramente il testo (vi sarà capitato sicuramente di canticchiare per lungo tempo un brano senza soffermarsi veramente sulle parole).
Oppure non comprenderne il significato, poiché in lingua straniera, sebbene ricordi il testo a memoria.
Le stesse distorsioni di comprensione capita di averle soprattutto se:
- Tendiamo a presumere di sapere in anticipo cosa gli altri ci vogliono dire (sindrome del mago)
- Vogliamo imporre il nostro punto di vista (sindrome del dittatore)
- Pensiamo ad altro quando gli altri ci parlano (sindrome dell'artista)
- Riteniamo che quello che dicono gli altri sia di scarsa importanza (sindrome dell'egocentrico)
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